M5 Stelle al governo? si , ed ecco il perchè…

Non solo perchè il Movimento ha stravinto le lezioni , ma   perchè il  prossimo programma di governo dovrà reperire

risorse senza toccare i servizi ai cittadini anzi, per offrirne di più, riducendo al contempo la tassazione dei redditi  da lavoro.

Come ampiamente descritto da tutti i commissari alla spending rewiew, le soluzioni sono due

1- l’unica soluzione è tagliare i costi di organizzazione dello Stato e della politica .

2 – i milioni sperperati  nel mondo della della sanità, operazione più che possibile senza e ripeto senza tagliare i servizi ai cittadini

Purtroppo entrambe le soluzioni cozzano violentemente con l’interesse e le pratiche politiche , le scelte, fatte dai partiti, sia di centrosinistra che di centrodestra

E’ evidente che  le soluzioni da prendere vedranno il parere contrario dei partiti e solo il Movimento potrà intraprendere queste due strade .

La casta dei vecchi partiti con i suoi politici professionisti non si arrende di fronte all’evidenza, ovviamente, resistono ad oltranza per non perdere i privlegiatì acquisiti, ma per quanto il consenso elettorale abbia premiato il Movimento , resta il problema che nella sanità e nella pubblica amministrazione, compreso la scuola,  ci sono i serbatoi di voti dei partiti.

Non occorre solamente  ridurre l ‘apparato burocratico dello  Stato al  minimo,poichè ciò non basta

Tale operazione è stata data per compiuta  e  sbandierata da tutti i governi di centrodestra e centrosinistra, ma  non è vero.

Occorre ben altro.

Occorre agire sulla mentalità propria della  VECCHIA classe  politica che  ha affondato ” la nave ” Italia, in un mare di debiti , che ci vede costretti a subire le decisioni francotedesche.

Per quanto riguarda il parlamento  non basta certamente abolire il Senato o la Camera , cioè uno dei due rami del Parlamento , dimezzando contemporaneamente   il numero dei parlamentari .

Non basta tagliare stipendi , pensioni e trattamento  dei parlamentari e degli addetti al parlamento, riportandoli nella media dei paesi europei. A

Non basta abolire completamente la carica di senatore a vita , abolire completamente le cariche di ex presidenti della camera e del senato , togliere i loro uffici, abitazioni, scorte, addetti , e quant’altro.

Non basta eliminare le auto blu, consegnandole solo a tre persone. Capo di Strato, Capo di Governo e Presidente Corte CostituziOnale. Tutti gli altri con mezzi propri e con scorte predisposte all’occorrenza  solo per lo svolgimento di  mansioni istituzionali.

E non basta agire sulle  amministrazioni locali, cioè ridurre il numero delle regioni da 20 a 5/6, con la   creazione di macroregioni con un unico consiglio regionale , non basta l’ abolizione completa di Provincie   e accorpamento obbligatorio  dei Comuni  limitrofi  e inferiori a 5000 abitanti, e infine non basta abolire   completamente le regioni a Statuto speciale

E non basta attribuire alle 5/6 macroregioni n competenze esclusive  RISPETTO ALLO  STATO e autonomia fiscale e impositiva.

 Non basta dimezzare lo stipendio dell’inquilino del Quirinale, cioè del capo dello Stato, ma  bisogna proprio eliminare tutto il contorno , tutti i servizi annessi e connessi , dal cambio della guardia, alle cucine. Via tutto.Via anche dal Palazzo del Quirinale, che diventi un museo, lo acquisisca il Comune di Roma e ci faccia pagare il biglietto ai turisti per andare a visitarlo come palazzo storico . Il Capo di Stato abiterà a casa sua e quando va a lavorare  avrà  a disposizione un intero piano di  un bel palazzo di proprietà dello Stato .

Non basta che tutte ma proprio tutte le amministrazioni pubbliche dovranno risiedere in palazzi di proprietà dello Stato , ed anche se è urgente e necessario  chiudere e abolire per sempre le partecipare gli enti società collegate o partecipate, ciò non basterà.

Infine non basterà  tagliare gli sperperi nella  sanità, dove è possibile spendere molto meno di oggi, ma è necessario assumere personale  mancante  , ma risparmiando sui costi di organizzazione , dalle centrali uniche di acquisto di bene, alla riduzione della spesa per l’acquisto   di farmaci tradizionali, sostituendoli con quelli prodotti da laboratori e farmacie interne a ciascun ospedale, utilizzando principi attivi facilmente reperibili senza acquistarli dalle case farmaceutiche, come fanno in tanti paesi del mondo.

Quello che occorre è contenere il debito ma soprattutto ripensare l’intervento pubblico nell’economia, la cui estensione oggi è incompatibile con i vincoli di bilancio. Sì a investimenti statali, ma solo nei settori strategici.

Occorre ridistribuire il carico fiscale in modo più favorevole a lavoro e impresa e affrontare una corruzione dilagante da cui nessun organismo e nessuna istituzione possono ritenersi indenni.

Il bilancio pubblico deve avere “meno spese e meno entrate” ciò come conseguenza  degli effetti del Fiscal compact sul quadro normativo italiano e del suo recepimento in Costituzione, in seguito al quale “entrano a far parte della Carta fondamentale del nostro Paese vincoli particolarmente stringenti, come l’equilibrio di bilancio strutturale e la sostenibilità del debito pubblico.

Ma ancora a monte , occorre affrontare un problema a monte: il ‘perimetro’ stesso dell’intervento pubblico nell’economia va ridotto.Perché appare oggi di un’estensione incompatibile con i vincoli presenti e prossimi venturi Quel che serve non è dunque solo una revisione della spesa, ma “un bilancio pubblico con meno spese e meno entrate”.

L’aspetto più critico, è ciò che occorre fare e che contrasta con gli interessi dei partiti di centro destra e di centrosinistra. in vista di un percorso di riequilibrio dei conti ancora gravoso e in presenza di una crescita economica limitata, è proprio la “riluttanza anche solo a ragionare su un’ipotesi di questo tipo. Ipotesi che, al contrario, andrebbe perseguita con decisione.

Nella pubblica amministrazione, insomma, non serve solo un’azione di razionalizzazione e di tagli degli sprechi ma anche di ripensamento dei confini entro cui opera l’amministrazione pubblica, delle modalità di prestazione dei servizi alla collettività e delle modalità di accesso agli stessi in un contesto sociale e demografico profondamente mutato.

E il risultato elettorale parla chiaro