Intervento del Sen. Verdini al Senato dopo approvazione legge elettorale

Signor Presidente,

Intervengo questa mattina perché nel dibattito sulla riforma elettorale sono stato da chi tirato per la giacca, da chi evocato, da chi insultato.
A chi mi insulta non rispondo, perché voglio parlare solo ed esclusivamente di politica.
Ecce homo.
Credo sia giusto e opportuno essere qua oggi nell’aula del Senato per rispondere, spiegare, chiarire. Prima di tutto voglio dire che questa a mio parere è una buona legge elettorale, non è un colpo di mano né tanto meno un golpe. Le parole in politica sono pietre, e andrebbero soppesate prima di gettarle nelle arene popolari.
Questa non è la migliore legge elettorale perché leggi perfette non esistono, ma è la migliore possibile in questo momento storico e in questo Parlamento. Dicono che sia figlia mia, e non mi dispiace.
Diciamo semmai che è mia nipote.
È una legge necessariamente frutto di un compromesso. Onestà intellettuale vorrebbe che si aggiungesse che tutta questa legislatura è stata un compromesso, un grande compromesso. Troppo spesso si finge di dimenticare che nel 2013 le elezioni non produssero una maggioranza politica. E le alternative erano due: o sciogliere immediatamente le Camere o cercare un punto di incontro tra le forze politiche responsabili.
Ebbene: c’è chi è stato responsabile a fasi alterne, noi abbiamo cercato di esserlo sempre. A chi dice oggi che si è realizzata una nuova maggioranza – con l’uscita di Articolo 1 e con il nostro ingresso – vorrei dire che non è vero
perché noi c’eravamo, ci siamo stati e ci saremo fino all’ultimo giorno della legislatura.
Certo, siamo quattordici ministri senza portafoglio. E lo rivendichiamo!
Nel silenzio ci è sempre risultato incomprensibile l’atteggiamento sofistico dei pitagorici di quest’aula. I quali – specializzati nella semplice aritmetica non hanno mai compreso la politica. O forse hanno fatto finta!
La nostra scomoda presenza ha sterilizzato i massimalismi postcomunisti e gli integralismi cattolici che vivono ancora con la testa nel passato e i piedi nel trapassato condizionando la vita dei loro partiti. Io ho molto rispetto per la sinistra e per la sua storia. Pertanto tutto ciò che è stato detto nei miei e nei nostri confronti lo valuto soltanto politicamente, perché al di là dei retaggi e delle nostalgie, in fondo rispetta la politica e le idee. E capisco l’amarezza dei bersaniani, un’amarezza che forse però dovrebbero rivolgere prima di tutto a se stessi, ai tempi nuovi che non comprendono e all’errore di rivendicare la propria storia senza averci mai fatto i conti fino in fondo.
In quest’aula, quando si è trattato di contare i nostri voti, si è rinnegata perfino l’aritmetica – e a qualcuno regalerò un abaco – ma questo consente di rivendicare a me stesso e al mio gruppo, con orgoglio, tutto quello che abbiamo fatto, a partire dal ruolo di supplenza politica che abbiamo svolto, tutelando la stabilità e l’interesse del Paese, ogni volta che un provvedimento ci è sembrato andare nella direzione giusta, ignorando gli stupidi strali che ci venivano quotidianamente rivolti.
Noi siamo quelli che hanno consentito al Paese di fare uno scatto in avanti sul fronte dei diritti, rendendo possibili le unioni civili – e avremmo votato anche la step child adoption. Così come voteremo il testamento biologico, quando e se arriverà in aula. E siamo quelli che hanno contribuito a mettere in sicurezza i conti pubblici, votando il Def senza essere in maggioranza, l’abolizione dell’Imu sulla prima casa perché la casa è un patrimonio da difendere per i ricchi come per i poveri, la riduzione dell’Irap, il superammortamento per gli investimenti, la rottamazione delle cartelle.
E poi: siamo stati leali con Letta, con Renzi e anche con Gentiloni, nonostante la sua costante indifferenza.

Signor Presidente, colleghi,
vengo a un argomento per me indubbiamente scomodo: io ho sempre rispettato i giudici e la giustizia, mi sono difeso nei processi e non dai processi,
e pretendo come tutti il rispetto costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Ma approfittando strumentalmente delle mie questioni giudiziarie che nulla hanno a che spartire con la mia azione politica,
con la scusa della impresentabilità la nostra fattiva presenza in Parlamento è stata costantemente derubricata, osteggiata e vilipesa. Un tempo esisteva l’appoggio esterno ai governi, adesso c’è l’appoggio fantasma coniato appositamente per noi. Un neologismo tartufesco.
Perché lo sanno anche i sassi che qui dentro non c’è mai stata una vera maggioranza politica, ma questo teatrino degli equivoci, questo gioco ipocrita ha fatto comodo un po’ a tutti. Pazienza. Noi guardiamo avanti.
Siamo stati accusati di essere traditori per convenienza. Noi che siamo stati al massimo 20 in quest’aula e 16 alla Camera, in un Parlamento che ha visto oltre trecento, fra deputati e senatori, cambiare gruppo. Un esercito di traditori o l’effetto dei mutamenti politici in atto?
Perfino gli amici di Articolo 1 hanno cambiato maglia, ma in parte li capisco, perché la colpa è nostra, è anche nostra. Siamo stati infatti il grillo parlante del riformismo, aiutando spesso il Pd a compiere scelte difficili, mettendo a nudo le contraddizioni fra le sue due anime sull’innovazione istituzionale, sulle politiche del lavoro, sul jobs act con l’abolizione dell’articolo 18. Abbiamo dato fastidio a tutti, e qualcuno ha tentato di schiacciarci. Ma non c’è riuscito. E non c’è riuscito perché forse abbiamo capito la nuova fase politica prima di altri.
Fa scandalo affermare che non ci sono più destra o sinistra, suona strano anche a me, ma è difficile negare che oggi la sfida nelle democrazie occidentali non è più fra destra e sinistra, ma fra apertura alla modernità e chiusura nel passato.
Lo dimostra questa legislatura drammatica. Abbiamo eletto due presidenti della Repubblica, fatto due nuove leggi elettorali,votato tre governi, l’antipolitica ha gonfiato le vele, Silvio Berlusconi è stato espulso infaustamente dal Senato,
il patto del Nazareno è fallito e la riforma costituzionale è stata bocciata. Una navigazione difficile per tutti. Berlusconi è stato il grande innovatore della politica e la storia glielo riconoscerà. Noi abbiamo seguito con convinzione la sua rotta riformista credendo e sperando poi nella forza innovativa di Renzi,
per portare a conclusione l’indispensabile trasformazione del Paese.
Ma anche se il Patto del Nazareno è imploso, noi abbiamo continuato a lavorare e a credere nell’unione delle forze migliori del Paese. Per ostacolare derive i cui esempi si possono leggere in tutta Europa e in tutto il Mondo. È una necessità storica determinata dalla globalizzazione, dalla crisi economica e dalle migrazioni impetuose, un fenomeno che è illusorio voler fermare alzando muri, ma che va governato con politiche di sicurezza e di integrazione. E per quel che mi riguarda, ma lo dico a titolo strettamente personale, io sarei pronto a votare lo ius soli anche domani, in coerenza con quanto già fatto per la legge sui minori non accomagnati.
Sono costretto Presidente a chiudere, mentre annuncio il voto favorevole del mio gruppo al Rosatellum, con un altro accenno alla mia persona. Si è infatti detto e scritto che una norma di questa riforma è stata realizzata per consentirmi di essere candidato all’estero.E’ solo una delle tante stupide falsità dette sul mio conto. Io non so se mi ricandiderò, ma se lo farò sarà sicuramente in Italia. Semmai un giorno – e non lo auspico – il Veneto o la Lombardia conquistassero l’indipendenza, forse potrei candidarmi là, per battermi, da vecchio repubblicano, per l’Unità d’Italia